Per la Moldavia entrare nell’Unione Europea non è una questione di diplomazia o di numeri sui bilanci. È pura sopravvivenza. La presidente Maia Sandu lo dice a chiare lettere a chiunque la stia a sentire: l’obiettivo è il 2030, ma entro il 2028 serve una firma che metta al sicuro il Paese. Il problema? I tempi di Bruxelles sono quelli che sono. Lunghi, burocratici, pieni di veti. E a Chișinău il tempo sta finendo.
Ecco perché dal governo è arrivata una mezza bomba politica. Se il percorso verso l’UE si pianta dopo il 2028, sul tavolo c’è una seconda strada: la riunificazione con la Romania.
A dirlo senza troppi giri di parole è stato il vice premier Eugen Osmochescu. Lo chiamano “Piano B”, ma in realtà è un segnale sparato dritto alle cancellerie europee. La Moldavia non ha alcuna intenzione di restare a fare la guardia a se stessa in una terra di nessuno, esposta ogni giorno alle provocazioni e alle guerre ibride del Cremlino.
L’idea di fondersi con Bucarest, a ben vedere, non è una novità campata in aria. Dal 1918 al 1940 i due Paesi erano una cosa sola, prima che Stalin decidesse di amputare il territorio per prenderselo. La lingua è la stessa, le radici pure, e non si conta nemmeno più quanti moldavi abbiano già in tasca il passaporto rumeno per lavorare o viaggiare nell’Unione.
I problemi veri sono due, e sono enormi.
Il primo sta nelle persone. Se oltre il fiume Prut l’idea dell’Unirea piace un po’ a tutti, in Moldavia l’opinione pubblica è spaccata. Tanti vogliono l’Europa, certo, ma senza dover rinunciare alla propria identità statale.
Il secondo problema è un incubo geopolitico e si chiama Transnistria. Parliamo di quella striscia di terra separatista filorussa che vive in una bolla fuori dal controllo di Chișinău. Mosca lì ha già i suoi soldati e negli ultimi mesi sta regalando cittadinanze russe a raffica.
Mettiamo che la Moldavia si unisca domani alla Romania: ci si troverebbe con le truppe di Putin posizionate fisicamente dentro un Paese che fa parte della NATO e dell’Unione Europea. Uno scenario folle. Ed è proprio per evitare questo cortocircuito che il governo moldavo chiede a Bruxelles di muoversi, magari concedendo uno status intermedio pur di blindare il futuro del Paese prima che sia troppo tardi.







