La Commissione governativa ha individuato i quattro grandi temi su cui dovranno concentrarsi, nel 2026, le campagne informative e le iniziative di comunicazione responsabile dei concessionari del gioco online. La decisione è contenuta nel documento programmatico, riportato dal verbale dello stesso organismo, che Agipronews ha potuto visionare. I temi sono la gestione finanziaria con i rischi connessi al gioco, la dipendenza dal gioco, le potenzialità e i limiti delle misure di protezione, i rischi connessi al gioco illegale.
Soldi: sfatare l’idea che il gioco sia un investimento
Sul primo fronte il documento chiede alle campagne di «contrastare le convinzioni più diffuse quali l’illusione di controllo, la sovrastima delle probabilità di vincita, la memoria selettiva delle vincite e l’idea che il gioco possa essere una fonte di reddito o uno strumento per recuperare quanto perso». L’obiettivo è rafforzare la consapevolezza dei cittadini sulla natura aleatoria del gioco e promuovere una maggiore capacità di pianificazione e controllo della spesa.
Sul piano grafico le comunicazioni devono evitare colori o immagini che evochino la vincita e puntare su un linguaggio diretto, con formule come «Il gioco non è un investimento» o «Non puoi controllare l’esito di una giocata».
Dipendenza e strumenti di tutela: cosa devono dire i messaggi
Sul tema della dipendenza l’obiettivo è rendere riconoscibili gli indicatori del rischio, come l’aumento della frequenza del gioco o i tentativi di recuperare le perdite, i cosiddetti «indicatori di danno». Le campagne devono poi incoraggiare il ricorso tempestivo agli strumenti di tutela e ai servizi di supporto disponibili, con messaggi rivolti sia ai giocatori sia ai familiari.
Quanto alle misure di protezione, il documento chiarisce che strumenti come i limiti di spesa, l’autolimitazione e l’autoesclusione possono ridurre l’esposizione al rischio ma non eliminano la possibilità del danno. La scelta di adottarli va presentata come normale e protettiva, non come un segnale di fragilità: per esempio collegandola alla tutela del budget settimanale o del tempo con la famiglia.
Gioco illegale, tono delle campagne e chi finanzia
Sul contrasto al gioco illegale le campagne devono sottolineare i rischi legati agli operatori non autorizzati: assenza di controlli pubblici, possibili frodi, mancata tutela dei dati personali, incertezza del pagamento delle vincite e assenza di strumenti di controllo della spesa. I messaggi devono richiamare i possibili collegamenti con la criminalità organizzata e ricordare che la partecipazione a circuiti illegali può comportare conseguenze penali.
Il tono richiesto è informativo, preventivo ed educativo, senza carattere promozionale né inviti al gioco. Il documento insiste sulla prospettiva scientifica secondo cui la prevenzione dei danni «è una responsabilità condivisa» e non può essere affidata esclusivamente alla capacità di autocontrollo del singolo.
A pagare sono i concessionari del gioco a distanza: il decreto di riordino sul gioco online prevede che destinino ogni anno lo 0,2 per cento dei ricavi netti, comunque non più di 1 milione di euro annui, a campagne informative e iniziative di comunicazione responsabile su temi stabiliti ogni anno da una Commissione governativa.
La Commissione è presieduta da Luigi Fiorentino, Capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, ed è composta da cinque membri designati rispettivamente dai Ministri della salute, dell’Istruzione e del merito, dell’Interno, dell’Economia e delle finanze e dal Ministro per lo sport e i giovani. Il documento programmatico è stato elaborato sulla base dei lavori della Commissione e delle audizioni con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Istituto Superiore di Sanità e la Fondazione Fair, sentito l’Osservatorio nazionale permanente sulle droghe, sulle tossicodipendenze e sulle altre dipendenze patologiche presso la Presidenza del Consiglio.







