Il governo italiano vuole rimborsare una parte dei costi sostenuti dalle centrali a gas, passando dalla revisione dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. La misura è contenuta nel «Dl bollette», ma è ancora in attesa dell’autorizzazione di Bruxelles. Con le quotazioni dell’energia vicine al punto più alto degli ultimi quattro anni, la partita si gioca sul prezzo che arriva ai consumatori. C’è un accordo di massima con la Commissione Ue, ma le conseguenze finali restano poco chiare.
In Italia è il gas a fare il prezzo
L’Ets obbliga le centrali alimentate da combustibili fossili a restituire, pagando, quote corrispondenti alla CO2 che emettono. Nel mercato elettrico all’ingrosso il prezzo si forma in modo marginale: l’ultima offerta in grado di soddisfare la domanda contribuisce a determinarlo. In Italia, per la maggior parte delle volte, quell’offerta arriva da una centrale a gas. Così il costo delle quote Ets può riflettersi sul prezzo pagato nelle bollette di luce e gas.
Se si riduce il costo che una centrale termoelettrica sostiene, può diminuire il prezzo all’ingrosso dell’energia, con un beneficio per i consumatori. Il costo, però, non scompare: viene trasferito altrove. Il meccanismo più vicino alla soluzione in discussione è il tope iberico, introdotto nel 2022 da Spagna e Portogallo durante la crisi energetica. Carlo Stagnaro, direttore delle ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, lo descrive così: «Potrebbe essere un meccanismo simile: al di sopra di un certo livello di prezzo del gas i prezzi vengono compensati. Il meccanismo rimborsava la differenza tra i prezzi e il tetto».
I numeri della simulazione
Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha ipotizzato un rimborso medio di 30 euro per megawattora, applicato a una produzione di 110 TWh all’anno. Il costo per il sistema sarebbe di 3,3 miliardi di euro annui dal 2027. La relazione tecnica del decreto stima un beneficio lordo di 7,5 miliardi grazie alla diminuzione dei prezzi all’ingrosso, da cui sottrarre 750 milioni di maggiori oneri per gli incentivi alle rinnovabili, 160 milioni per il dispacciamento e 400 milioni di minori ricavi dalle rendite di congestione alle frontiere. Il beneficio netto teorico è di 2,89 miliardi all’anno.
Distribuito su 250 TWh di consumi elettrici, equivale a circa 11,6 euro per MWh, ossia 1,16 centesimi per kWh: per una famiglia con 2.000 kWh annui, all’incirca 23 euro. Arera distingue però fra i clienti con contratti indicizzati al Pun, che beneficerebbero direttamente dell’eventuale calo del prezzo dell’elettricità, e i clienti a prezzo fisso, per i quali lo sconto immediato sulla materia energia non è automatico. Arera avverte anche che, quando il prezzo è determinato da altre tecnologie, calmierare il gas può non produrre effetti.
Chi paga il conto e il rischio di export
I rimborsi vengono sostenuti dalla collettività e finiscono in bolletta: Arera prevede che la parte non coperta dalle rendite di congestione sia recuperata con un corrispettivo di dispacciamento applicato ai clienti finali. Il rischio è che alcuni consumatori sostengano il nuovo onere senza ricevere subito uno sconto corrispondente sul prezzo contrattuale dell’energia.
C’è poi il nodo delle interconnessioni, che in Spagna ha già prodotto un effetto: la diminuzione dei prezzi locali ha favorito un incremento delle esportazioni verso Francia e Marocco. «A differenza della Spagna, l’Italia è fortemente interconnessa e il rischio è che l’Italia diventi esportatrice di energia prodotta da gas. Si creerebbe un paradosso: il consumatore pagherebbe tramite le bollette un’energia prodotta da fonte fossile – il gas – per venderla ai tedeschi in un momento di scarsità», avverte Stagnaro. Se l’elettricità agevolata fosse venduta all’estero, una parte dello sconto andrebbe oltre confine, mentre il rimborso ai produttori resterebbe a carico del sistema elettrico italiano.
Le ultime condizioni dell’accordo dovranno stabilire il livello del tetto, la durata della misura, le modalità dei rimborsi e la ripartizione degli oneri. Finché soglia e copertura non saranno definite, non è possibile sapere quanti euro usciranno davvero dalle bollette delle famiglie. Il rischio da evitare è che il beneficio sul prezzo dell’energia venga assorbito dai rimborsi ai produttori e dagli altri oneri necessari a finanziare l’operazione.







