Il Piano Casa Italia, varato dal governo la scorsa primavera, prevede 10 miliardi di investimenti in dieci anni per realizzare 100mila alloggi. È il primo piano casa dopo quello del governo Berlusconi del 2009, pensato per rispondere al disagio abitativo e per dare risposte anche al ceto medio. A spiegarne l’impianto è Felice Squitieri, nominato lo scorso giugno Commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale, in un’intervista a Secolo d’Italia firmata da Dalila Di Dio e pubblicata il 18 ottobre 2026.
Tre pilastri, dal pubblico al privato con controllo pubblico
«Effettivamente questo piano ha una proiezione di investimento davvero imponente – 10 miliardi in 10 anni – articolata lungo tre pilastri: uno totalmente pubblico, un altro pubblico-privato e un terzo totalmente privato con controllo pubblico.» Il commissario aggiunge che «il primo miliardo sarà destinato all’edilizia residenziale pubblica e al recupero del patrimonio già esistente e non utilizzato».
Secondo Squitieri i 10 miliardi «saranno investiti anche in un tempo più breve dei 10 anni ipotizzati dal Governo» e rappresentano una leva finanziaria per il mercato dell’edilizia, che «fino ad oggi non vedeva altre prospettive dopo il Pnrr e a valle dell’operazione Superbonus». L’investimento statale ha dato impulso anche alle Regioni, impegnate a mettere a terra fondi europei già nella loro disponibilità.
La fascia grigia e le 250mila famiglie in edilizia pubblica
«Si stima che 1,5 milioni di famiglie abbiano bisogno di una casa», dice Squitieri. Di queste, 250mila appartengono alla fascia più bassa e possono trovare risposte nell’edilizia pubblica; le altre si collocano in quella che definisce «fascia grigia», troppo ricche per accedere all’edilizia residenziale pubblica e senza i requisiti per un mutuo o per acquistare ai prezzi di mercato. «A questa fascia non resta che allontanarsi dai centri, creando ulteriori fratture di carattere sociale ma anche urbano.»
Il piano cerca «un punto di equilibrio tra l’edilizia pubblica, quella convenzionata e quella privata». Squitieri richiama uno studio della Bocconi secondo cui quando lo Stato investe 1 i privati investono 3, e stima che complessivamente l’iniziativa possa produrre 60 miliardi di investimenti privati. Sul fronte della qualità annuncia una convenzione in via di sottoscrizione con il Consiglio nazionale degli architetti, 115 ordini professionali, con concorsi di idee come strumento di indirizzo. L’obiettivo è «una compenetrazione sociale che impedisca la nascita di nuovi ghetti», attraverso il mix tra edilizia libera, convenzionata e sociale.
Cantieri a gennaio, primi beneficiari entro la primavera 2027
«Io conto di aprire i primi cantieri a gennaio», afferma il commissario, che sta incontrando Comuni e Regioni per avviare le procedure di assegnazione di loro competenza. L’intento è chiudere ogni procedura entro la fine della ristrutturazione dell’immobile, per consegnare la casa «nel momento esatto in cui verrà sottoscritto il verbale di fine lavori, senza ulteriori ritardi» ed evitare il rischio di occupazioni abusive. «Con la collaborazione degli enti preposti sui bandi di gara, entro la primavera del 2027 i primi beneficiari entreranno nelle loro case».







