Per dodici anni, quasi quanti ne è durata la relazione, una donna ha subito violenze verbali e abusi virtuali da parte di decine di uomini che non conosceva. A muoverli era il suo compagno, un operaio di 55 anni residente in Piemonte, che sui social condivideva foto e video intimi di lei. L’uomo, indagato dalla Procura di Ivrea per revenge porn e maltrattamenti, ha patteggiato una pena di due anni. La vicenda, raccontata dalla Stampa, è ripresa dall’ANSA e da Open il 18 ottobre.
Pena sospesa e cinquemila euro di risarcimento
I due anni sono sospesi e subordinati alla partecipazione a un percorso per uomini maltrattanti. L’uomo ha versato alla ex un assegno di 5mila euro a titolo di risarcimento. Il patteggiamento è stato possibile grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche, prevalenti sulle aggravanti contestate.
Nell’interrogatorio ha ridimensionato i fatti e ha reso ammissioni parziali. Ai carabinieri ha detto: «Oggi vivo con un’altra donna». Risiede ancora nello stesso paese della ex compagna.
Le chat trovate sul cellulare dimenticato
La donna ha scoperto la diffusione dei contenuti guardando il telefono del compagno, uscito di casa senza portarlo con sé. «Sospettavo che mi tradisse e ho guardato le chat. Ne ho aperta una, ho visto la figura di un uomo mascherato. Il numero non era registrato. Ho aperto le conversazioni. C’ero io nuda», ha raccontato al quotidiano torinese.
«Decine di foto e video intimi di me. Alcuni glieli avevo dati io, su sua richiesta. Ma di altri, non sapevo nemmeno che me li avesse fatti». Ha chiamato un’amica e il giorno dopo, accompagnata da lei, ha sporto denuncia dai carabinieri.
Sessanta utenti identificati
Secondo quanto ricostruito nell’indagine, l’uomo usava falsi profili per coinvolgere altri utenti in gruppi creati ad hoc su Facebook e Telegram, dove i contenuti della compagna finivano insieme a commenti offensivi. I carabinieri hanno identificato almeno sessanta persone; tra loro ci sarebbero conoscenti e abitanti dello stesso paese della coppia.
La donna teme di essere riconosciuta dove vive e sta valutando di trasferirsi. Le psicologhe la aiutano a elaborare quanto accaduto e le stanno insegnando che non deve sentirsi in colpa. «Sarà un percorso lungo», spiega la sua avvocata, Silvia Bregliano. «I danni subiti ad oggi sono incalcolabili e gravi. Ci vorrà un giudizio civile per quantificare tutto quello che la mia assistita ha sofferto e che continua a soffrire».







