Il 17 ottobre il sito Vai Elettrico ha pubblicato un’analisi dal titolo «Le balle di Urso sul perché i cinesi non investono qui», che affronta la questione degli investimenti esteri mancanti in Italia. Il pezzo confronta le ragioni indicate dal governo con i numeri del sistema elettrico nazionale, e la distanza si concentra su due voci: il costo dell’energia e i tempi delle autorizzazioni.
La Germania installa 23 GW, in Italia sei o sette
Il confronto parte dalla Germania, che mette in esercizio 23 GW di nuove rinnovabili ogni anno. In proporzione, l’Italia dovrebbe arrivare a 16 GW. Il dato reale si ferma a 6-7 GW l’anno, un quantitativo che non basta a compensare gli aumenti di costo della quota di elettricità prodotta dalle centrali a metano.
Sul fronte delle procedure, i grandi impianti passano anche dall’autorizzazione VIA a livello nazionale. Le commissioni dei ministeri Mase e Mic rilasciano i provvedimenti in pochi casi e con grande lentezza. Hanno 40 dipendenti, e dopo gli ultimi cambi forse nemmeno metà ha competenza nel merito. Le pratiche arretrate da smaltire sono 10.000, e da quelle dipenderebbe il benessere economico del paese.
Gli iter regionali e l’accettazione sul territorio risentono di un quadro normativo reso sabotante negli ultimi quattro anni. Le compensazioni economiche per i territori non sono state aggiornate.
Prezzi dell’energia e campagne di disinformazione
Secondo la ricostruzione, l’esecutivo porta avanti una politica che favorisce gli alti prezzi dell’energia e la fatturazione, già astronomica, degli azionisti di ENI gas e petrolio, dei gestori delle centrali termiche e di chi ha in concessione le centrali idroelettriche. L’energia idroelettrica nei contratti attuali viene pagata al prezzo del metano, mentre per altre rinnovabili vale una tariffa dedicata.
Alle campagne mediatiche di disinformazione partecipano, secondo il pezzo, il conglomerato Coldiretti-Bonifiche Ferraresi-ENI gas e petrolio, i consorzi nucleari e la loro rete social fatta di canali simil scientifici e associazioni sponsorizzate finte ambientaliste antirinnovabili. Tra i soggetti citati compaiono giornali come Laverità e Unione Sarda e politici conservatori o di destra estrema.
Quali impianti convengono senza sovvenzioni
I grandi impianti che costano meno e non richiedono aiuti pubblici sono il fotovoltaico a terra, l’agrivoltaico a pannelli bassi su terreni a pastorizia, l’eolico su terra e gli accumuli a batteria BESS di grande taglia. L’eolico off-shore oggi richiede sovvenzioni; il prezzo scenderà velocemente e l’indotto riguarda i cantieri navali e la siderurgia italiana.
Vengono invece permesse in modica quantità le rinnovabili relativamente più care, che spesso prendono contributi pubblici: agrivoltaico a pannelli alti, parchi agrisolari con pannelli sui tetti delle aziende agricole, fotovoltaico sui tetti e accumuli per abitazioni e capannoni destinati all’autoconsumo.
Il tema è stato trattato anche nelle puntate di Presadiretta del 13 e 20 settembre 2026, recuperabili sull’archivio web Raiplay Presadiretta.







