Con una sentenza emessa il 4 ottobre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli Stati membri sono obbligati a riconoscere i cambiamenti di prenome e di genere acquisiti legalmente in un altro paese dell’Unione. La sentenza si basa su un caso riguardante un cittadino rumeno naturalizzato britannico che si è visto negare dalle autorità rumene il riconoscimento della sua nuova identità di genere, ottenuta legalmente nel Regno Unito prima della Brexit.
Il cittadino in questione, nato in Romania e registrato come di sesso femminile, ha vissuto nel Regno Unito dal 2008. Dopo aver acquisito la cittadinanza britannica, nel 2017 ha cambiato il proprio nome e genere in quello maschile, ottenendo il riconoscimento legale della sua nuova identità nel 2020. Nel 2021 ha chiesto alle autorità rumene di aggiornare il suo certificato di nascita in base al nuovo prenome e alla nuova identità di genere, ma la richiesta è stata respinta. Le autorità rumene hanno suggerito che il cittadino dovesse affrontare un nuovo procedimento di riconoscimento del cambiamento di genere in Romania.
La Corte di Giustizia, in risposta, ha affermato che questo rifiuto contravviene ai principi fondamentali dell’Unione Europea, tra cui il diritto alla libera circolazione e al soggiorno dei cittadini europei. Non riconoscere il cambiamento di genere legalmente acquisito in un altro Stato membro crea serie difficoltà pratiche per l’individuo, ostacolando la possibilità di provare la propria identità quotidiana e creando disagi amministrativi e professionali.
La Corte ha anche stabilito che costringere un cittadino a intraprendere un nuovo processo di riconoscimento del cambiamento di genere nel proprio paese di origine non è giustificato, poiché potrebbe portare a risultati diversi da quelli ottenuti nello Stato in cui il cambiamento è già stato legalmente riconosciuto. Un tale comportamento, inoltre, non è conforme agli obblighi imposti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che richiede agli Stati membri di garantire un procedimento chiaro e prevedibile per il riconoscimento dell’identità di genere. Secondo l’eurodeputato Alessandro Zan, la sentenza «rappresenta un importante passo avanti per i diritti delle persone transgender e per la tutela del principio di libera circolazione all’interno dell’Ue. Conferma inoltre un principio fondamentale: i diritti acquisiti devono essere riconosciuti e rispettati in un paese dell’Unione Europea».







