Il report del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) chiarisce che dal 2000 in poi, l’Italia ha avuto temperature atmosferiche più alte della media in quasi tutti gli anni.
Il clima nel 2025
Il 2025 è stato un anno estremamente caldo, con una frequenza preoccupante di eventi meteorologici estremi.
Nel mondo il 2025 è stato il terzo anno più caldo considerando terre e mari, e il secondo più caldo considerando le sole terre emerse.
In Italia, il 2025 è stato il quarto anno più caldo dal 1961:
| Parametro termico | Anomalia nazionale 2025 | Posizione dal 1961 |
| Temperatura media annua | +1,03°C | 4° anno più caldo |
| Temperatura massima | +1,01°C | 4° anno più caldo |
| Temperatura minima | +1,05°C | 3° anno più caldo |
| Temperatura superficiale del mare (SST) | +1,18°C | 2° anno più caldo (dal 1982) |
Dal 1981 la temperatura aumenta in Italia mediamente di 0,43°C ogni 10 anni.
Precipitazioni
Per quanto riguarda le precipitazioni, si sono registrate profonde disomogeneità nella nostra Penisola.
Dal punto di vista delle stagioni, la primavera è stata molto piovosa (+23%, nono posto della serie), l’inverno è stato a +6%, l’estate nella norma, mentre l’autunno ha registrato un forte deficit (-20%). I mesi più secchi in assoluto sono stati giugno (-51%), ottobre (-24%) e novembre (-25%).
Siccità
Le regioni centro-meridionali hanno sofferto una “severità idrica” media e alta. Sulla costa ionica della Calabria ci sono stati fino a 121 giorni consecutivi senza pioggia, in Sardegna 118 giorni, in Sicilia e in Puglia 116 giorni.
Eventi estremi del 2025
Il 2025 è stato contrassegnato da numerosi eventi estremi dal punto di vista climatologico.
A gennaio in Sicilia sono stati registrati 335,6 mm di pioggia in 24 ore, venti fino a 126 km/h a Castelmola (ME) e una tromba d’aria tra Avola e Noto. Sempre a gennaio, in Sardegna sono caduti 359,2 mm di pioggia in 72 ore. A marzo in Emilia-Romagna si è assistito al fenomeno della grandine gigante (fino a 7 cm) e a un tornado nella pianura tra Bologna e Ferrara.
A Trento c’è stato il giugno più caldo dal 1921. Sempre a giugno un violentissimo temporale in provincia di Belluno ha scaricato 39,2 mm in soli 15 minuti e le correnti atmosferiche hanno trasportato il fumo degli incendi dal Canada fino al Nord Italia (in particolare in Alto Adige), offuscando il cielo per giorni e facendo impennare i livelli di polveri sottili.
Il 15 agosto a Genzano di Lucania (PZ) sono caduti 92,1 mm di pioggia in meno di un’ora, un evento considerato rarissimo. Il 24 agosto un violento evento meteorologico ha abbattuto centinaia di alberi nella pineta millenaria di Milano Marittima.
A novembre a Cormons, in provincia di Gorizia, sono caduti 281 mm in 24 ore. Il torrente Judrio è esondato allagando completamente il paese di Versa con 1-2 metri di acqua e fango. A Brazzano di Cormòns, una collina è franata distruggendo tre abitazioni e provocando due vittime.
A Natale sull’Appennino emiliano sono caduti fino a 195,9 mm di pioggia a Borgo Tossignano (BO), provocando piene critiche dei fiumi Idice, Lamone e Senio.
L’impatto sul territorio
L’aumento della temperatura e gli eventi meteorologici estremi hanno avuto un impatto notevole sul territorio e sull’economia:
- Incendi. Nel 2025 abbiamo avuto 612 incendi boschivi in Italia; la superficie bruciata (84.348 ettari) è stata superiore del 50% rispetto agli anni 2003-2025.
- Danni economici. Le alluvioni e le frane a ripetizione hanno flagellato le infrastrutture locali. Per esempio, la sola Regione Toscana ha dovuto stanziare 99 milioni di euro. I danni all’agricoltura sono stati ingenti ovunque, in particolare nel Meridione a causa della grandine estiva e della siccità prolungata.







