Il disegno di legge Merito, dopo l’approvazione definitiva del Senato, è ufficialmente legge dello Stato.
Questa legge è nata per cambiare profondamente le regole della pubblica amministrazione italiana.
Il messaggio è: superare il concorso è solo la prima parte di un percorso in cui la carriera e i premi economici dipenderanno strettamente dal merito.
Ma di cosa si tratta esattamente?
I punti chiave della legge sul merito nella PA
A partire dal 1° gennaio 2027, tutte le amministrazioni pubbliche, entro i primi tre mesi dell’anno, dovranno stabilire obiettivi precisi, misurabili e verificabili.
La valutazione del dipendente avverrà su:
obiettivi di performance, cioè sui risultati concreti raggiunti
caratteristiche trasversali, cioè capacità realizzativa, cooperazione interna ed esterna, flessibilità organizzativa e altri parametri
Blocco delle valutazioni al 30%
La misura più radicale introdotta dal DDL Merito è l’imposizione di limiti quantitativi rigidi per evitare il “bravi tutti”. Nell’ambito di ogni ufficio dirigenziale generale:
I punteggi massimi (apicali) potranno essere assegnati a non più del 30% del personale per ciascuna categoria o qualifica.
Il riconoscimento delle massime eccellenze (le fasce alte del premio) sarà limitato a un massimo del 20% di quel 30% di promossi.
Premi economici
Rivoluzione anche per quanto riguarda l’aspetto retributivo. Niente erogazioni a pioggia: solo chi otterrà risultati migliori vedrà una differenza tangibile in busta paga rispetto agli altri.
Il denaro risparmiato per la riduzione o il mancato raggiungimento della retribuzione di performance dei dirigenti andrà a rimpinguare i fondi della contrattazione integrativa per premiare il personale non dirigenziale meritevole.
Come si diventa dirigenti
La nuova legge cambia anche l’accesso alla qualifica di dirigenti. Per i dirigenti di seconda fascia, il 50% accederà secondo il corso-concorso selettivo della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, il 20% attraverso concorsi pubblici e il 30% sarà riservato agli interni.
Per quanto riguarda i dirigenti di prima fascia, i posti saranno riservati per il 50% a personale proveniente da concorsi pubblici e per il 50% a dipendenti interni.
Saranno i dirigenti a valutare ogni anno i dipendenti e a stabilire chi può accedere a ruoli superiori.
Per garantire la massima trasparenza, ci sarà una commissione indipendente composta da sette membri estratti a sorte dal Portale unico del reclutamento.
La piena operatività della riforma è ora subordinata all’emanazione dei regolamenti attuativi da parte del Ministero della Pubblica Amministrazione, attesi entro un lasso di tempo compreso tra i 90 giorni e i sei mesi.







