Avviata un’azione legale per annullare la DAC8, definita dalla piattaforma francese Bull Bitcoin che ha promosso l’iniziativa, “la sorveglianza di massa dei detentori cripto” e “la più grande minaccia mai vista alla sopravvivenza dei diritti fondamentali e dei princìpi cypherpunk di Bitcoin”.
L’azione legale è partita dopo il furto di dati sensibili degli utenti sottratti da un agente del fisco francese e venduti a criminali informatici.
Organizzazioni e operatori del settore crypto avevano già promosso una campagna per sensibilizzare e contrastare la sorveglianza di massa per chi detiene asset crittografici.
Cos’è la DAC8 e perché è “pericolosa”
La direttiva europea DAC8 impone ai provider che forniscono asset cripto (CASP) di raccogliere una serie di dati identificativi degli utenti, nonché la cronologia delle transazioni. In particolare, c’è l’obbligo di segnalare ogni anno: identità completa del cliente con nome, indirizzo, data di nascita, codice fiscale e residenza. Poi tipologia di criptovalute utilizzate e categorie di transazione, numero di transazioni, informazioni sui trasferimenti.
Non solo.
Vi è l’obbligo di trasmettere tutti i dati raccolti alle autorità fiscali di tutti gli altri Stati membri dell’UE.
Secondo Bull Bitcoin “si sta creando un gigantesco database di massa sproporzionato, pericoloso e lesivo del diritto alla privacy”.
Gli utenti possono essere minacciati fisicamente per via della centralizzazione di questi dati, ma anche “gli stessi funzionari pubblici che vi hanno accesso sono esposti a rischi di corruzione interna e rivendita illegale dei dati a livello internazionale”.







