L’Italia resta a 58,9 milioni di persone. Nel 2025 i morti hanno superato i nati di quasi trecentomila unità. Trecentomila. I paesi si svuotano, ma la cifra finale non scende. Il motivo? Il saldo con l’estero ha recuperato tutta la differenza: 296mila persone in più in un anno.
Senza gli immigrati la contrazione delle nostre città si vedrebbe subito. Chi arriva dall’estero porta un saldo di 348mila unità. Chi è nato in Italia invece cala: 53mila persone in meno ogni anno.
Da dove arriva chi entra? Il Bangladesh è al primo posto con 37mila ingressi. Subito dopo c’è il Marocco. Fa un salto del 48% in dodici mesi e arriva a 36mila persone.
Guardiamo la mappa delle presenze già stabili. Chi c’è in testa all’anagrafe?
- Romania: 1 milione e 53mila residenti. Per oltre la metà sono donne.
- Albania: 414mila persone. Metà uomini e metà donne.
- Marocco: 412mila residenti. Terza comunità per numero totale.
- Cina: 311mila presenze. Tanti negozi e imprese.
- Ucraina: 287mila persone. Qui le donne sono tre su quattro.
Chi si sposta dentro i confini italiani? Gli stranieri sono il 9% dei residenti, ma fanno il 20% dei cambi di casa tra Comuni. Vanno semplicemente dove c’è un lavoro.
Il Sud perde ancora pezzi. Tra il 2019 e il 2025 ha perso 150mila giovani laureati. La gran parte resta in Italia. Quanti? Ben 122mila sono saliti al Centro-Nord. La Lombardia ne prende 40mila, la Campania ne perde 42mila. Una regione paga la scuola e l’altra prende il lavoratore pronto.
E il conto dei laureati in tutta Italia? Sta in pari per un soffio. Ci sono 88mila giovani laureati stranieri che arrivano e coprono i 78mila italiani che vanno all’estero.
Nelle scuole la differenza si vede già. Vent’anni fa gli studenti stranieri erano il 3,5%. Oggi sono l’11,6%. Ci sono 930mila bambini senza passaporto italiano nelle classi.
Gli stranieri sono il 10% di chi lavora nel Paese. Bloccare gli ingressi non ha senso se si guardano i conti. Senza queste persone non ci sono le braccia per cantieri, fabbriche e uffici.







