La corte d’appello di Firenze, sezione lavoro, ha respinto il ricorso del Ministero dell’Istruzione e del Merito e ha confermato la condanna a versare un indennizzo pari a quattro mensilità di stipendio a una docente di letteratura e lingua spagnola di Arezzo. La professoressa ha insegnato lingue straniere nello stesso istituto superiore della provincia per quasi dieci anni, sempre con contratti a termine. La vicenda è riportata dall’Ansa il 17 ottobre.
Tredici contratti e 114 mesi di supplenze
Dal 2009-2010 al 2024-2025 la docente ha firmato 13 contratti annuali, tutti con scadenza al 30 giugno. In tutto 114 mesi e 27 giorni di supplenze, oltre il triplo del limite di 36 mesi previsto dalla normativa europea sul lavoro a termine.
Nel 2020 ha vinto il concorso ordinario, classificandosi al primo posto della graduatoria. L’immissione in ruolo è arrivata il 1 settembre 2025.
La corte: l’immissione in ruolo non cancella il risarcimento
La docente si era rivolta al tribunale civile di Arezzo per far accertare la reiterazione illegittima dei contratti oltre i 36 mesi e ottenere un indennizzo per il danno subito. Il giudice ha accolto il ricorso. Il ministero ha impugnato la decisione con un argomento preciso: avendo vinto il concorso ed essendo ormai stabilizzata, la docente aveva già ottenuto una riparazione e nulla le era più dovuto.
La sezione lavoro ha rigettato il ricorso e ha stabilito che l’entrata in ruolo non costituisce motivo di sanatoria. «L’immissione in ruolo avvenuta per concorso non cancella il risarcimento per gli anni di precariato», si legge nella decisione, che conferma la sentenza del tribunale di Arezzo. La corte ha rilevato anche che il concorso del 2020 era una vera selezione di merito, con prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale, aperta pure a chi era già di ruolo.
L’avvocato: l’abuso era già compiuto da anni
Amedeo Stoppa, avvocato del foro di Arezzo che ha assistito la docente, spiega che il posto è stato conquistato con le proprie capacità, «non come effetto diretto e immediato dell’abuso. Per questo l’immissione in ruolo non ripara il danno e il risarcimento resta dovuto. Quando il concorso è stato bandito, inoltre, l’abuso era già compiuto da anni».
L’indennizzo riconosciuto copre l’intero periodo di precariato, calcolato in quattro mensilità di stipendio per i 114 mesi e 27 giorni di supplenze svolte nello stesso istituto.







