L’account WhatsApp di Gian Paolo Crasta, manager modenese di 47 anni, è stato disabilitato mercoledì 21 ottobre, al rientro dagli Stati Uniti. Crasta è segretario generale di Federmacchine e direttore generale di Acimac, l’associazione che rappresenta i costruttori italiani di macchine e attrezzature per la ceramica, e di Ucima, che riunisce le imprese italiane produttrici di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio. La vicenda è raccontata al Corriere della Sera e ricostruita da Il Messaggero.
Il rientro da Pack Expo Chicago e l’avviso sullo schermo
Il manager aveva partecipato a Pack Expo Chicago, manifestazione internazionale dedicata alle tecnologie per il confezionamento, l’imballaggio e i processi industriali. Per ragioni professionali viaggia spesso all’estero e usa WhatsApp per tenere i contatti con clienti e collaboratori in Italia e in altri Paesi. Una volta riattivato il telefono, ha scoperto che il profilo era stato disabilitato: sullo schermo è comparso un messaggio su una presunta violazione dei termini di servizio, con l’indicazione che non era possibile chiedere un’ulteriore revisione.
Riesame respinto e risposte automatiche
I tentativi di contattare l’assistenza non hanno prodotto chiarimenti. Secondo il racconto del manager, le procedure automatiche non hanno spiegato quale comportamento sia stato considerato contrario alle regole della piattaforma, e non hanno indicato una via alternativa per contestare la decisione. Anche la richiesta di riesame presentata è stata respinta.
Crasta sostiene di non aver compiuto azioni che potessero giustificare la chiusura dell’account, che fino a quel momento funzionava regolarmente.
Le circostanze anomale segnalate dal manager
Due elementi lo hanno insospettito. Il primo riguarda l’utilizzo di connessioni diverse durante i frequenti spostamenti internazionali: Crasta riferisce di essersi collegato a una rete Wi-Fi pubblica e di aver ricevuto messaggi indesiderati da numeri statunitensi, che ha provveduto a eliminare. Il secondo riguarda alcuni avvisi comparsi nei gruppi WhatsApp di cui fa parte: conoscenti gli avrebbero segnalato notifiche su presunte modifiche degli accessi al suo account, operazioni che dice di non aver effettuato. Questi episodi lasciano aperta l’ipotesi di un accesso non autorizzato, senza però consentire di stabilire con certezza che il profilo sia stato compromesso.
Cosa prevedono le condizioni d’uso e quali strade restano
Crasta riconosce che le condizioni contrattuali di WhatsApp attribuiscono a Meta la facoltà di sospendere o interrompere il servizio in determinate circostanze. Ritiene problematico che una decisione di questo tipo possa produrre conseguenze così rilevanti senza un confronto efficace con l’utente, e contesta il fatto che, anche nell’eventualità di un’intrusione informatica, la conseguenza sia stata la disattivazione dell’account anziché una procedura che gli permettesse di verificare quanto accaduto e recuperare il controllo del profilo.
Il suo numero di telefono è lo stesso da molti anni e attraverso l’applicazione mantiene rapporti con numerosi clienti e interlocutori commerciali. Un eventuale passaggio a un nuovo numero richiederebbe di informare nuovamente tutti i contatti interessati, con possibili difficoltà operative.
Il manager spera ancora che le sue segnalazioni possano portare a una soluzione. Se non dovesse ricevere risposte utili, valuta la possibilità di rivolgersi a un avvocato per capire quali strumenti siano disponibili e se esistano le condizioni per ottenere il ripristino del profilo, secondo quanto riferito.







