Il Forum Acadi 2026 si è svolto il 7 ottobre a Roma, nella sede di Confcommercio in Piazza Belli, sul tema «Impatto sociale delle regole». L’Associazione dei concessionari di giochi pubblici ha presentato il nuovo Bilancio di sostenibilità di comparto, illustrato dal presidente Geronimo Cardia, ma il tema che ha attraversato tutta la giornata è un altro: il termine per il riordino del gioco fisico e per il riequilibrio dei parametri è scaduto senza che la riforma sia stata approvata, e la verticale degli apparecchi perde il 5-10% all’anno.
Cardia ha aperto i lavori ricordando la platea riunita in Confcommercio: «Anche quest’anno il Forum Acadi, l’Associazione dei concessionari, riunisce in Confcommercio le rappresentanze delle filiere del comparto del gioco pubblico che agiscono in ambito confederale come FIPE, FIT, EGP e SAPAR». Tra le novità annunciate, l’ingresso in Acadi di Codere e Netwin accanto a Novomatic, Nts e Global Starnet, e la partecipazione di Logico, l’associazione dei concessionari online «sostanzialmente puri», intenzionata a entrare nella confederazione.
Il bilancio di Acadi: oltre 28 miliardi di valore aggiunto, ma il territorio perde
Il Bilancio di sostenibilità, ha spiegato Cardia, è «un documento unico nel suo genere perché riferito non ad un’azienda singola ma ad un intero comparto». Misura i dati dal 2018, anche per l’impatto ESG secondo i criteri internazionali GRI, e stima 28,03 miliardi di valore aggiunto complessivo, l’1,24% del Pil, 11,5 miliardi di gettito erariale specifico e 145 mila lavoratori.
Il raffronto 2018-2025 racconta due storie opposte. La spesa degli utenti sale da 18,9 a 21,7 miliardi e le entrate erariali da 10,7 a 11,5, mentre gli apparecchi arretrano: la spesa su AWP e VLT scende da 10,3 a 7,8 miliardi e il relativo prelievo da 6,2 a 5,0. La raccolta complessiva passa da 106,8 a 165,4 miliardi, quella degli apparecchi cala da 48,7 a 31,5. Nel 2024 il gettito di comparto è diminuito mentre la spesa degli utenti cresceva, e per Cardia «i dati del 2026 lo confermano».
Sul banco degli imputati il presidente di Acadi mette distanze e orari, il divieto dei POS sulle VLT, la questione dei PVR, gli aumenti di tassazione e lo squilibrio dei parametri di pay out tra prodotti. Degli 11,5 miliardi di gettito complessivo, 9,5 arrivano dal territorio e 5,3 dai soli apparecchi con la tassa sulle vincite. L’occupazione segue la stessa curva: il comparto perde 5.000 addetti in un solo anno e la filiera degli apparecchi 9.500 dal 2018, con 135 mila addetti su 145 mila che lavorano sul territorio e 70 mila nella filiera degli apparecchi. Le richieste sono misure ponte e sperimentazioni sui futuri AWP e VLT, proroghe non onerose, nessun aumento di tassazione da qui a fine anno e un posto di Acadi nella Consulta permanente.
Adm: payout più alto, Preu più basso per gli apparecchi in crisi
Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha proposto di aumentare il payout degli apparecchi da gioco accompagnandolo con una riduzione del Prelievo erariale unico. Una misura, ha detto, «proposta già avanzata anche da concessionari e tecnici, e che sarebbe sostenibile dal punto di vista erariale in quanto, almeno nel medio periodo, non dovrebbe tradursi in una diminuzione della raccolta».
Il testo presentato sul riordino retail, per il direttore Giochi, è «fatto molto bene»: ha ricordato il coinvolgimento del viceministro dell’Economia Maurizio Leo e della Guardia di Finanza. Rispondendo alle critiche del deputato leghista Andrea De Bertoldi, Lollobrigida ha sostenuto che la riforma «affrontava concretamente le principali criticità del settore, a partire dalle condizioni degli apparecchi e dalle questioni legate alla loro dislocazione sul territorio», e si augura che il decreto diventi il punto di ripartenza del percorso all’inizio della nuova legislatura.
Durissimo il giudizio sulle normative locali e regionali in materia di distanze e orari, accusate di un «effetto espulsivo sul gioco fisico e spostamento della domanda verso il gioco online o i circuiti illegali». La chiusura è su due fronti: «accelerare sul rinnovamento tecnologico», rafforzando al tempo stesso gli strumenti di controllo del giocatore. La sua proposta è raccontata nel dettaglio da Agipronews.
Regole nazionali e proroghe senza aggravi: le richieste dei parlamentari
Ettore Rosato di Azione ha detto che «nonostante la buona volontà, ancora una volta ci ripetiamo le stesse cose dell’anno scorso e non è un bel segnale. Anzi, c’è un aumento della preoccupazione». Per l’onorevole la regolamentazione «non può essere su base locale», va scritta «su base nazionale, con regole che siano semplici, definendo parametri», perché «dove non c’è il gioco legale c’è sempre il gioco illegale». Il suo intervento è riportato da Agimeg.
Luca Squeri di Forza Italia ha legato la chiusura dei presidi alla legalità: «Quando diminuiscono gli apparecchi sul territorio, ma cresce il gioco in maniera complessiva, c’è un problema di legalità. Se ci sono più di 500 Comuni che non hanno più un presidio, vuol dire che il gioco non è diminuito o migliorato, ma si sposta verso l’illegalità». Sugli investimenti ha aggiunto che «gli operatori investono se hanno una prospettiva certa, non disarticolata», chiedendo attenzione sui rinnovi e sulle concessioni e nessun peggioramento fiscale, insieme all’accelerazione sull’attuazione della Consulta permanente.
Alessandro Colucci di Noi Moderati ha indicato tre punti chiave: equilibrio economico degli apparecchi con interventi urgenti su prelievo fiscale e quote di payout, gestione delle proroghe senza ulteriore carico economico sulle concessionarie, certezza del quadro fiscale. «Dobbiamo lavorare su proroghe, ma senza aggravi, senza scaricare sulle imprese i ritardi delle istituzioni. Ci vuole stabilità fiscale», ha dichiarato. Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio, ha aggiunto che «le imprese del gioco legale non chiedono meno regole ma solo regole migliori e più eque. Il sistema delle concessioni si regge solo se si permette al gioco legale di operare nel migliore dei modi».
Nel frattempo il quadro nazionale resta incompiuto: come ricostruisce iGaming Business, con la riforma del gioco retail bloccata sono i tribunali a scrivere le regole. E il conto del territorio continua a peggiorare: dal 2018 i Comuni raggiunti dall’offerta pubblica sono diminuiti di 527 unità per la rete generalista e di 135 per quella specializzata, mentre il gettito regge con +0,8 miliardi rispetto al 2018 ma il territorio perde 0,9 miliardi e gli apparecchi 1,2.







