La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea ha lasciato fuori dal suo schema negoziale sul bilancio 2028-2034 la tassa sul gioco online, insieme agli altri due prelievi caldeggiati dal Parlamento europeo, quello sui servizi digitali e quello sulle cripto-attività. Il testo, circolato il 10 ottobre, fissa il Quadro finanziario pluriennale a 1.825 miliardi di euro a prezzi 2025, 159 miliardi in meno, l’8%, rispetto ai 1.985 miliardi presentati dalla Commissione europea nel luglio 2025.
Fuori dal pacchetto resta l’idea di una risorsa propria unionale sul gioco online, avanzata dal think tank con sede a Bruxelles European Centre for International Political Economy (ECIPE) e sostenuta dall’Eurocamera. Dublino ha spiegato di aver tenuto conto delle proposte parlamentari, ma di averle scartate perché sarebbe stato difficile renderle operative entro l’inizio del 2028.
Cosa prevedeva la risorsa propria sul gioco online
Secondo ECIPE, l’Ue potrebbe incassare fino a 4,7 miliardi di euro entro il 2029 applicando un’aliquota del 10% sul gross gaming revenue generato negli Stati membri. Il think tank ha testato due scenari sui dati della European Gaming and Betting Association: il 3,5%, che renderebbe 1,7 miliardi, e il 10%, appunto 4,7 miliardi. Il prelievo andrebbe inserito tra le risorse proprie del QFP 2028-2034, accanto ai contributi basati sul reddito nazionale lordo, alle risorse tradizionali, al contributo IVA e a quello sulla plastica non riciclata.
Nelle intenzioni di ECIPE una risorsa propria avrebbe aggirato i problemi legali di una tassa diretta a livello Ue. Il gioco online è considerato un buon obiettivo per la crescita costante e per la diffusione multinazionale, più ampia di quella del gioco terrestre. Il think tank respinge anche il timore di un travaso verso il mercato illegale: per la proposta non ci sono prove concrete che un aumento delle tasse riduca il GGR, e il mercato stesso lo dimostra, con il gioco con licenza in crescita nonostante aliquote medie più alte e un tasso di canalizzazione in aumento. Le cifre indicano l’Italia come maggior contributore, davanti a Francia, Germania e Paesi Bassi. Le stime parlano di 91,6 miliardi di GGR in capo a operatori non regolamentati, contro 36,5 miliardi dei regolamentati.
L’ippica: «avrebbe spinto i clienti verso gli operatori illegali»
La decisione irlandese è stata accolta con favore dalle due principali federazioni europee delle corse, la European and Mediterranean Horseracing Federation (EMHF) e la European Trotting Union (UET), che hanno commentato la proposta l’11 ottobre, il giorno dopo la sua presentazione. «L’ippica si finanzia con le scommesse legali. Una tassa aggiuntiva avrebbe spinto i clienti verso gli operatori illegali, riducendo le entrate sia per i governi sia per le corse e lasciando i consumatori meno tutelati», afferma il direttore generale dell’EMHF, Paull Khan.
Per Khan la partita non è chiusa: la minaccia non è del tutto scomparsa e le federazioni continueranno a chiedere ai decisori politici una valutazione specifica degli effetti di qualsiasi tassazione aggiuntiva sulle scommesse ippiche legali, dal gettito fiscale degli Stati membri al finanziamento delle corse, fino alla tutela dei consumatori e alla criminalità finanziaria. Il presidente dell’UET, Peter Truzla, ricorda che trotto e galoppo dipendono entrambi dalle scommesse legali e che una misura di questo tipo avrebbe un «effetto disastroso» sul finanziamento dell’ippica.
Il calendario e il nodo delle nuove entrate
Il testo irlandese mantiene un pacchetto di nuove risorse proprie da circa 55 miliardi di euro all’anno, alimentato dai dazi doganali, da una quota dei ricavi delle aste ETS e da un contributo delle grandi aziende. Gli ambasciatori dei Ventisette hanno esaminato il box l’11 ottobre; i ministri degli affari europei ne discutono al Consiglio Affari generali a Lussemburgo il 13 ottobre, prima del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Bruxelles. I capi negoziatori del Parlamento europeo sul MFF hanno respinto il taglio dell’8%: in una dichiarazione congiunta i co-relatori Siegfried Mureșan, Carla Tavares, Danuše Nerudová e Sandra Gómez López hanno avvertito che i tagli che indeboliscono l’Europa non otterranno il loro consenso. Il via libera dell’Eurocamera resta necessario perché il QFP entri in vigore.







