Al Forum Asstel, l’evento annuale dell’associazione che rappresenta il settore delle telecomunicazioni, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è arrivato in ritardo il 22 ottobre alla Luiss di Roma, con l’orologio già in mano. Ha esordito con una scusa: «Mi scuso di essere giunto solo nella seconda parte e mi scuso se devo andare. Ho iniziato la giornata alle 8.30». Poi si è immerso nella lettura di un testo preconfezionato, un quarto d’ora circa, davanti a manager e rappresentanti del comparto, ed è uscito dalla sala senza aprire un confronto sulle istanze emerse nei lavori.
Il quadro che aveva davanti è quello descritto dall’associazione: un comparto industriale che perde ricavi da anni e rischia un’ecatombe occupazionale, soprattutto nei call center.
Tredici miliardi di ricavi in meno in quindici anni
Pietro Labriola, presidente di Asstel e amministratore delegato di Tim, ha detto: «Tutti gli anni diciamo che senza Tlc non c’è digitale. Tutti gli anni diciamo che le aziende stanno sempre peggio, e non succede nulla. In questi 5 anni abbiamo continuato a bruciare valore». Negli ultimi 15 anni il settore ha perso 13 miliardi di ricavi, a fronte di un traffico dati cresciuto del 30 per cento soltanto nell’ultimo triennio.
«Abbiamo trasformato le Tlc nel Colosseo dove i gladiatori combattono l’uno contro l’altro per sopravvivere», ha detto Labriola, ricordando la pressione su chi produce apparati e le discussioni con le società delle torri, perché i conti non danno più un ritorno sugli investimenti. «Chi investe deve avere un ritorno di investimento garantito».
Frequenze 2029, manovra e silenzio sui call center
In vista della manovra di Bilancio Labriola ha acceso i riflettori sul rinnovo delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, chiedendo che non sia oneroso in cambio di investimenti in rete. «C’è da capire se dobbiamo pagare per le frequenze e non avere capacità di investimento», ha spiegato, aggiungendo che «se nuovamente si chiederà un elevato contributo per le frequenze, non avremo la capacità di investire in nuova rete». Il suo avvertimento alla politica è netto: «È il tempo delle scelte, occorre prendere decisioni ora o dipenderemo da qualcun altro».
Urso sul rinnovo dello spettro si è fermato a un generico «stiamo facendo ragionamenti», senza indicare novità. Ha parlato di armonizzazione europea e di autonomia nazionale sullo spettro radio, ha indicato il nucleare come risposta ai costi energetici del comparto, «Le Tlc sono energivore», e ha rivendicato il ddl nazionale sull’intelligenza artificiale sostenendo che «l’uomo è al centro».
Della vertenza sui posti di lavoro a rischio nei call center, devastati dall’impatto dell’intelligenza artificiale, il ministro non ha parlato. Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom, non ha dovuto attendere molto per vedere confermata la sua amara previsione.







