Se l’economia nazionale arranca, la cosiddetta Blue Economy accelera. In questo settore, l’Italia è terza in Europa per valore aggiunto, dietro a Germania e Spagna.
Secondo il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026 Unioncamere – Tagliacarne – Ossermare, questo comparto muove direttamente circa 79 miliardi di euro. Ma ogni euro prodotto dalle attività marittime ne attiva ben 1,8 nel resto dell’economia.
Perciò, mettendo tutto insieme, il valore complessivo sfiora i 225 miliardi di euro, cioè l’11,4% della ricchezza prodotta in Italia arriva proprio da qui.
Gli addetti in questo settore sono aumentati del 4,2%: ora siamo a oltre 1,1 milioni di lavoratori.
Le città più “blu”
In valore assoluto, la città dove c’è maggiore concentrazione di ricchezza in questo settore è Roma con 14,3 miliardi. Seguono Napoli, Genova, Venezia e Palermo.
Ma, se analizziamo l’incidenza sull’economia locale, la classifica cambia: al vertice sale Trieste, poi Livorno e La Spezia.
Punti forti e debolezze
Tra i punti forti del settore si segnala il successo della cantieristica, con particolare riferimento all’export che nel 2025 ha segnato un +39,9% rispetto all’anno precedente toccando 10,4 miliardi di euro di fatturato. I superyacht italiani non competono sul prezzo, ma sul lusso e la qualità, e i mercati lo sanno bene: gli Stati Uniti da soli assorbono il 32,2% delle nostre esportazioni nautiche.
Dall’altro lato, c’è da colmare un ritardo digitale: le imprese del mare adottano ancora troppo poco le tecnologie digitali avanzate e, inoltre, faticano a trovare personale adeguatamente formato.







