Il 29 agosto 2026 è scaduta la delega fiscale che doveva portare al riordino del gioco fisico — punti scommesse, sale slot, VLT e bingo. Il decreto, preparato in quasi due anni di lavoro da Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ministero dell’Economia, non è arrivato nemmeno all’esame preliminare del Consiglio dei Ministri. Il testo è rimasto fermo lì.
Gli operatori del settore parlano ormai apertamente del 2028 come nuovo orizzonte realistico per la riforma.
Cosa prevedeva il decreto
Il progetto, discusso per quasi due anni, toccava tre punti.
Ai punti vendita certificati sarebbero toccati 100 metri di distanza da scuole, ospedali e centri per le dipendenze. A quelli non certificati il doppio, 200 metri. L’associazione AGSI aveva proposto una soglia unica di 250 metri su tutto il territorio nazionale, per uniformare regole che oggi cambiano da regione a regione e da comune a comune.
Il taglio previsto riguardava circa 40.000 punti con slot, 200.000 apparecchi AWP e 46.000 VLT tolti dal mercato.
Il bando sui “diritti a blocchi” valeva complessivamente circa 2,5 miliardi di euro. Il lotto base per le scommesse sportive era fissato a 25 diritti da 50.000 euro ciascuno. Nel bingo un diritto costava circa 350.000 euro, e un singolo lotto da 25 milioni includeva 4.000 diritti AWP e 900 VLT. Il governo puntava a pubblicare i bandi entro fine 2026.
Perché si è bloccato di nuovo
Stato, Regioni e Comuni non hanno mai trovato un’intesa sui criteri per i “luoghi sensibili” né sul metodo di misurazione delle distanze: in due anni di confronto tra le parti non si è mai arrivati a una sintesi politica.
L’esperto di gioco Antonio Ginori lo definisce un problema di natura politica, non tecnica. Ogni volta che si riapre la discussione sul decreto, dice, gli interessi in gioco sono troppi e troppo diversi per un compromesso rapido. Per il governo è più semplice rimandare che approvare una riforma imperfetta e politicamente divisiva.
Cosa succede alle concessioni attuali
Le concessioni per punti scommesse, AWP, VLT e bingo scadono il 31 dicembre 2026. Lo scenario più probabile resta la proroga di uno o due anni tramite la legge di bilancio 2027, come già accaduto negli anni precedenti, per evitare uno stop dell’attività e una procedura d’infrazione europea. Gli operatori continueranno a lavorare con le regole attuali per almeno un altro anno, forse due.
Il mercato intanto cala
Nel primo semestre 2026 il fatturato del settore è sceso dell’8,4% su base annua, a 3,07 miliardi di euro. Ginori aggiunge che l’incertezza normativa scoraggia gli investimenti nel comparto legale. Le piattaforme non regolamentate, nel frattempo, lavorano senza questi vincoli.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Scadenza della delega fiscale | 29 agosto 2026 |
| Nuovo orizzonte della riforma | 2028 |
| Distanza per i punti certificati (progetto) | 100 m |
| Distanza per i punti non certificati (progetto) | 200 m |
| Proposta di compromesso AGSI | 250 m unici |
| Valore del bando “diritti a blocchi” | 2,5 miliardi di euro |
| Punti con slot tagliati | 40.000 |
| Apparecchi AWP tagliati | 200.000 |
| VLT tagliati | 46.000 |
| Scadenza delle concessioni attuali | 31 dicembre 2026 |
| Calo del fatturato, primo semestre 2026 | 8,4%, a 3,07 miliardi di euro |







